(tradotto da Welcome to the Lipstick Jungle, scritto da Vinay Menon su Thestar.com.
Sono donne potenti e piangono un sacco.
Ecco una rivisitazione di Sex and the City: dieci anni dopo Carrie Bradshaw e le sue amiche, con i loro cappotti Dior e i tacchi Louboutin, eccoci nel 2008, con non uno, ma ben due cloni.
Il mese scorso è uscito il telefilm Cashmere Mafia, della ABC, il cui produttore esecutivo è Darren Star, l’uomo che ha creato Sex and the City. E ora lo segue Lipstick Jungle (NBC), dove Candace Bushnell, la donna che ha scritto il libro Sex and the City, è la produttrice esecutiva.
Quindi, anche prima che Lipstick Jungle prenda piega, le nostre aspettative sono facili da intuire: amiche per la pelle, New York, vestiti alla moda, cocktail, lavori favolosi, problemi di lavoro, problemi di cuore, una generosa spruzzata di solidarietà femminile e, certo, lacrime.
Qualcosa di diverso? Qui le donne invece che quattro sono tre.
Wendy Healy (Brooke Shields) è una dirigente nel mondo del cinema che lavora alla Parador Pictures che si destreggia tra lavoro e famiglia. Nico Reilly (Kim Raver), capo-redattrice della rivista Bonfire, imprigionata in un matrimonio senza più sesso; e Victory Ford (Lindsay Price) è una stilista di moda che fatica a mantenere la sua posizione e comincia a vedersi con Joe Bennett (Andrew McCarthy), un uomo ricchissimo.
Inizialmente vengono presentate come tre donne di successo, tanto che compaiono nella classifica del Wall Street magazine fra “le prime 50 donne al potere”, quindi arriva il momento di svelare i problemi che le affliggono.
L’ultima collezione di Victory è stroncata dai critici, e questo la butta a terra. Nello stesso primo episodio Victory piange più volte, anche in una triste stanza d’albergo di Tokyo.
Come dice a Joe: “Saresti sorpreso di vedere quanto piango”
Personalmente non credo che si stupirebbe.
Nico nel mentre è vittima del sessimo che regna nella redazione dove lavora. Quindi dice cose del tipo: “Quando una donna esprime le sue preoccupazioni su un affare importante, non è un’isterica. Sta facendo il suo lavoro”.
È chiaro. E quando una donna sposata come lei esprime interesse carnale verso un giovane stallone a un party, pomiciando con lui alla toilette, mentre lui solleva la sua gonna e le scrive sulla gamba il suo numero di telefono, non è una sgualdrina. Sta solo soddisfando i suoi bisogni.
Bisogni di cui Nico non avrebbe affatto bisogno, se suo marito non fosse un essere presuntuoso e asessuato, come racconta alle sue amiche, che trova più interessanti i libri di lei: “Scriverli, leggerli, discuterli”.
Libri? Questi oggetti del demonio sono nel telefilm sbagliato.
Nel mentre, anche Wendy ha i suoi problemi con un nuovo film, e per il marito il suo successo sta diventando un problema.
Gli spazi tra una cosa e un’altra sono riempiti da un sorso di champagne, una battuta, una passeggiata a Central Park, un po’ di shopping, una risatina, un abbraccio in terrazza, due parole su amore e carriera nella città che non dorme mai.
Tra questi due imitatori di Sex and the City preferisco Lipstick Jungle più che Cashmere Mafia. Perché?
Ha più passione.
Se riuscite a superare le situazioni artificiose, la sceneggiatura zoppicante e i dialoghi legnosi, restano momenti che sono, posso dirlo? Commoventi.
A un certo punto ho persino sentito una minacciosa lacrima che scendeva dal mio occhio mascolino.
E poi c’è Nico, il personaggio più interessante dello show, anche se è difficile vedere Kim Raver senza immaginare Jack Bauer (Kiefer Sutherland, 24) che spunta fuori all’improvviso.
Siete tentati di avventurarvi nella giungla? Senza un utero, non mi sento qualificato per esprimere un giudizio obiettivo.
Ma dirò questo: nell’episodio pilota c’era abbastanza da garantire un’esplorazione più apporofondita.


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